G


ruppo

A


mbiente

T


rekking


Le 

T

O

  
rri  

 

Firenze

 

26 Maggio  -  3 Giugno

TOUR DELLE ISOLE EOLIE

VULCANO

 

Vulcano da Lipari

Vulcano (con Vulcanello in primo piano) visto da Lipari

ginestra La ginestra si adatta meglio di ogni altra pianta alla siccità e alla calura. 
Sulle pendici di Vulcano, laddove affiorano solo sassi e cenere, emerge, miracolosa testimonianza della forza di esistere, questa rigogliosa ginestra, con una sfacciata esplosione di fiori gialli.
Salire sulle pendici di Vulcano è piuttosto agevole ( soprattutto rispetto a Stromboli ), ma il caldo consiglia una partenza mattiniera e un passo tranquillo.

Sullo sfondo Vulcanello e - appena oltre - Lipari.

D'un tratto il sentiero si trasforma. La consistenza e il colore del terreno cambiano. Non più un miscuglio di ceneri e terra, ma una roccia friabile, di color rosa carne, che spolverizza come cipria. Facilmente erosa dall'acqua. S'inerpica tranquilla come una grande balconata sul mare e le isole.
Le raccomandazioni di rito per chi sale sul cratere sono: scarponcelli, cappello, acqua, bagnare un fazzoletto e coprirsi la faccia quando si transita in mezzo ai vapori di zolfo. Quasi nessuno di noi portava scarponcelli (le valigie sarebbero scoppiate!).

Ma Giovanna  non aveva neppure un paio di scarpe da  ginnastica e non poteva non salire ! La conseguenza è evidente ancora prima di giungere sul bordo del cratere ...

Apra bocca e faccia aahh !
Chi vuole un paio di scarpe ? ... ma Giovanna non s'è persa d'animo. Con una riparazione di fortuna fatta lì per lì dal Ginanni ha fatto tutto il giro insieme agli altri, in piena sicurezza. 

Ecco come sono giunte le scarpe in fondo alla discesa. 
Per loro Vulcano è stato un incontro fatale. Talmente fatale da rimanere per sempre in quell'isola (in un cassonetto).

Brava Giovanna !

E' ora di sfatare i luoghi comuni sugli italiani(e) indolenti !

Eccolo !

E' Vulcano in persona.

In primo piano il bordo del cratere, in mezzo alle fumarole che sprigionano vapori sulfurei. Il cratere sprofonda e finalmente si può vedere per la prima volta nella vita cosa c'è dentro un cratere, una curiosità che domina chiunque salga (che ci sarà dentro?). Dentro Vulcano non c'è nulla, solo cenere, lava e zolfo. Sul fondo qualcuno s'è divertito a disporre i sassi in modo da comporre dei nomi, come sui prati dolomitici. Ma è lo stesso affascinante guardare in questa enorme bocca spalancata, circumnavigandola tutta.

Vulcano e la sua bocca aperta
Siamo sul culmine. Le leggende parlano di Vulcano come di un dio antico. Ma sulla cima regna questa capra - col pelo color cenere - che vuole conoscere da vicino i visitatori  e li visita uno ad uno...
 ... ecco il turno di Roberto, che ha dovuto condividere la banana con la capra (in parti uguali: per sé l'interno, alla capra la buccia).

Da notare il grido dall'allarme della moglie.

Ad un ingrandimento maggiore l'immagine rivela le scritte sul palo che sorge sulla cima: quasi tutte in francese. Rivelano due fenomeni: la grande presenza francese alle Eolie e il fatto che a "sporcare" non sono solo gli italiani, come vuole un altro luogo comune.

Sopra la panca la capra campa ... Dopo vari tentativi, in cui la capra si infilava ogni volta tra le gambe di qualcuno, creando lo scompiglio, siamo riusciti a fare una foto di gruppo "tranquilla". 

Sullo sfondo Lipari e i due vulcani gemelli di Salina.

Walter e Luciano riprendono il giro del cratere. Lo spettacolo è grandioso.

Con un piccolo sforzo si può immaginare l'intero processo geologico che ha portato all'emersione di queste terre.

La presente pacatezza di Vulcano è semplicemente il grande sonno che è seguito alle violente esplosioni che si sono succedute nel tempo (l'ultima alla fine dell'800). Poiché sono previste riprese dell'attività vulcanica ogni 100 anni circa, i geologi sono in attesa di un nuovo risveglio.

Come nasce lo zolfo Volete fare una grigliata ? Volete camminare sui carboni ardenti ?
Ecco il luogo adatto. Giancarlo sta avvicinando la mano alla sorgente del vapore, ma non può avvicinarla oltre perché altrimenti si ustionerebbe.

 

Se invece di una grigliata preferite farvi un brodino caldo, eccovi i fanghi di zolfo pronti all'istante. Li trovate nella lingua di terra che unisce Vulcano a Vulcanello nei pressi del porto. 
Dalla terra escono polle d'acqua calda dalle mille e fantastiche virtù terapeutiche, così promettono depliants e guide delle Eolie.
I miracoli delle terme Ma ci permettiamo di essere scettici. 

E per la professione - scettica di natura - di chi scrive (medico), e per le evidenti immediate conseguenze sulla pelle della Rosanna appena uscita dal fango: non convincerebbero neanche un profano sulla bontà della terapia.

Un trattamento di zolfo sopra una pelle già "trattata"(male) dal sole di Vulcano trasforma una schiena in una anguria.

Dopo aver fatto un bel bagno e essersi riparati dal sole in qualche modo, la barca ci conduce a fare il periplo dell'isola.

A Gelso, che si può raggiungere anche in bici per strada da Vulcano, una piccola sosta ci permette di bere qualcosa di fresco nell'originale bar di cui vedete l'insegna.

Il proprietario per metà dell'anno vive qui, l'altra metà la passa in Australia (molti gli eoliani lì emigrati). Per forza di cose si sarà dimenticato com'è fatto l'inverno.

Il bar di Gelso
La barca del pescatore di Gelso Attraccata al porticciolo una vera barca di un vero pescatore. 

Le isole sono circondate da mare pescoso (caratteristico il pesce spada) e sono - in primo luogo Alicudi e Filicudi - il paradiso dei sub.

Non siamo riusciti ad avvistare mai i delfini, ma pare che la cosa sia del tutto comune.

 

Giungiamo alla Grotta del Cavallo. 
I colori sembrano presi dalla tavolozza di Monet. 
Il gioco di luci ed ombre mette in risalto ogni ruga della roccia e ogni increspatura dell'acqua.

Il battello rallenta e si avvicina.

Tutti guardiamo a bocca aperta, come bambini che entrano in una favola.

La grotta del cavallo
L'antro Più ci avviciniamo e più un'inquieta curiosità ci ammalia: è il mistero del ventre, il ventre della terra, da cui esce il mondo, da cui siamo usciti una volta anche noi. 
Come aver trovato un pertugio, un passaggio segreto per sbirciare sull'origine (oscura) delle cose.

La luce profonda del blu lascia intravedere qualcosa di luminoso nell'antro nero. 
Ci avviciniamo ancora, trattenendo il respiro.

Ecco il punto dove la roccia penetra nel mare, o - se volete - il punto in cui la roccia emerge dal mare.

I raggi del sole tagliano la pietra vulcanica in mille rughe e mille sono i riflessi di luce che rimbalzano dall'acqua in un continuum, che rende inutile ogni concetto di separazione e confine.

 

Grazie ad una manovra perfetta, quasi chirurgica, l'Intrepido (che porta fino a 200 persone) penetra silenziosa nella caverna buia.

La Bice osserva dall'alto. La fotocamera la inquadra per un controluce. Ma nello stesso istante un raggio di sole attraversa l'obiettivo e si impressiona indelebile sulla pellicola nera. Nera come la grotta.

La lotta fra luce ed ombra non finisce mai. Assistervi è un'emozione.

Masse indefinite, quasi astratte. 
Colori vivi e purissimi. 
La luce del sole penetra nell'antro e di riflesso in riflesso illumina le rocce e si confonde col buio più profondo dove si spenge nell'ignoto.

E' il culmine del mistero, come quando si ha la sensazione di aver afferrato un concetto importante, un'emozione irripetibile. E nello stesso tempo si è certi che quel concetto ci sfuggirà subito e di quell'emozione non rimarrà che un tenue ricordo.
Con cautela il comandante ci riconduce fuori all'aperto. Il mare è calmo. Il cielo sereno. C'è tanta luce. Il viaggio riprende. Anche Vulcano finirà nel cestino dei ricordi.

Torna al

pagina iniziale su Vulcano

pagina iniziale sulle Eolie

Foto 

Escursioni 2001

         Stefano Bugetti

Come contattarci
Home Page