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Firenze

26 Maggio  -  3 Giugno

TOUR DELLE ISOLE EOLIE


 STROMBOLI 
 

Stromboli. Un vulcano vero, in piena attività eruttiva (l'unico in Europa, dopo l'Etna, a espellere la lava e non solo vapori come accade a Vulcano e al Vesuvio).

Ci avviciniamo nel tardo pomeriggio per gustarcelo al tramonto e nel buio della notte.

In 15 decidiamo di partecipare alla scalata del vulcano. Sull'ascesa circolano voci intimidatorie: è dura (oltre 900 metri di dislivelli in 3 ore), la guida ci sottoporrà ad un severo esame prima e durante la marcia pronta a spedire indietro chi giudica incapace di farcela.

La Rosanna ha deciso di salire. Di solito usa un passo regolare ma lento. Temiamo per lei (che venga bocciata ?).

Lei è tranquilla. Durante il viaggio è penetrata nella cabina riservata al personale della barca e si sta facendo un sonnellino.

Dormire è un pò salire ...
Coraggiosi e ... robusti Scesi al porticciolo di Scari, raggiungiamo il punto di partenza, dove la guida dello Stromboli ci fornisce di casco (obbligatorio) e di un bastoncino di canna (facoltativo, ma utile in discesa).

Foto di gruppo. E questa volta riusciamo a mettere in mezzo a noi anche Anoeta (in prima fila senza casco), la brava accompagnatrice (un vero angelo custode) della Menalda Tours.

Sulla sinistra - in piedi - Roberto, l'unico senza casco (un vero alpinista si vergogna a mettere il casco a livello del mare). Manca la Rosanna. Dov'è la Rosanna ?

Robusti ?!

Eccola ! (la seconda da sinistra).
Peccato che questa foto scattata da Luciano non possa farci vedere le sue scarpe: due barconi, almeno un paio di numeri sopra ... Ohi ohi ohi, che dirà la guida ?
E se rimane indietro ? Se le vengono le vesciche ai piedi ? Se ce la rispediscono giù ?
(da notare come Roberto porta il casco ... proprio non ce la fa a metterselo)

Comincia la salita. A poco a poco lo spazio si allarga sull'orizzonte. Ad un tornante la guida ci fa osservare questa solitaria spiaggia nera.

La Rosanna sta nelle retrovie, ma va. Fila più veloce del solito. Chiacchiera e cammina. Ma per quanto ancora ?

La spiaggia nera
Fra ginestre e cisto Siamo sui quattrocento metri di quota. Saliamo per un sentiero stretto, scavato dall'acqua, in mezzo alla macchia di cisto e ginestre (e spesso nel folto di canneti).
Arrivano folate di profumi. 
Lo spettacolo è indimenticabile. 

Il mare si allarga e l'abitato di Stromboli rimpicciolisce. La luce si fa più radente. Il sudore si rapprende a ogni tornante esposto e sospeso sul vuoto.

Il sentiero si inerpica sempre più ripido sul bordo della Sciara del fuoco, una specie di vallone di lava solidificata coperta di cenere.

La Rosanna ? Nessun problema. Abbiamo capito che ce la farà benissimo, senza alcuno sforzo, contro tutte le previsioni e nonostante quelle enormi scarpe del tutto inadatte.

Arrampicarsi
Il fiore del cappero Capperi !
Chissà da dove avrà avuto origine questa esclamazione di meraviglia. 

Qui è la più adatta. Sulle pendici di questa montagna così inospitale, dove i visceri della Terra ribollono e debordano sulla superficie per colare lentamente in mare scivolando sui fianchi, ebbene su questi fianchi nascono - spontanei - le piante del cappero. Con questi delicatissimi e coloratissimi fiori.

Proseguendo ci avviciniamo alla cima: uno dei crateri sputa fumi che il vento si porta subito via. Sotto il cratere la Sciara del Fuoco.

Si incontrano gruppi di giovani già infilati nei sacchi a pelo nei piccoli rifugi fatti di pietre: passare la notte dormivegliando in mezzo ai brontolii della Grande Madre Terra e rivedere l'alba è come nascere di nuovo, con in più la coscienza del nascere.

Sciara del fuoco



cliccare sull'immagine per ingrandirla

E questa è la perfezione dell'inimmaginabile che possiamo ora non solo immaginare ma addirittura vedere !

C'è tutto.
L'oscura forza della natura che sprigiona fiati maleodoranti e l'assoluta serenità del mare che ti ingoia (e ti protegge) nella sua grandezza.
Il buio inesorabile della terra e la luce amica del cielo.
La diagonale -  nitida - del vulcano, simbolo di un squilibrio  continuo che scivola su se stesso e la linea orizzontale -  sfumata - fra mare e cielo, espressione insuperabile di un equilibrio eterno.

Alle 21.05 siamo sulla cima. Ormai è buio. Ci accucciamo sul bordo di un vecchio cratere e facciamo  ohhhh !!! ogni volta che Lui sputa il fuoco in mille scintille. Tutti scattano inutilmente foto (le macchine automatiche fanno un bel colpo di flash, le foto - ovviamente - saranno tutte completamente nere, anche quelle dei nostri compagni in barca che osservano le lingue rosse della lava scendere giù sulla sciara), ma Roberto fa questo scatto che ci salva il racconto. L'eruzione
L'immagine a fianco è stata scattata 10 anni fa dalla Bice (questa volta ha voluto godersi lo spettacolo dal mare).

Come vedete i tempi geologici sono ben diversi dai nostri. Il fuoco non invecchia ...

Tantissimi altri gruppi sono su con noi. Chi arriva. Chi parte. Le lingue del mondo si confondono di fronte al Potere Assoluto del Grande Fuoco e tutti (francesi tedeschi italiani) fanno lo stesso ohhhh !!! all'unisono. Si mangia un panino ( Stefano e Sandro fanno fuori il tipo "Stromboli" di Gilberto e Vera ) chi in piedi, chi seduto (" Avete sentito come è calda la terra qui?!" chiede agli altri Luciano appena si accoccola giù). Comincia a fare freddo. Per via dei vapori di zolfo, quasi tutti tossiscono o lacrimano o hanno l'impressione di avere un terribile raffreddore.

Alle 22.00 lo spettacolo dei fuochi d'artificio cessa, perchè dobbiamo scendere. Una discesa fantastica. Tutti in fila con le torce accese, in un serpentone che si snoda sul fianco del vulcano dove il vento deposita la cenere. Si va giù quasi di corsa, di tacco, come in un nevaio a mezzogiorno. Poi ci fermiamo a togliere la cenere dalle scarpe e proseguiamo in un lunghissimo canneto. Arriviamo in paese a mezzanotte. Il bar è aperto come ogni sera.
Qualcosa da bere e via al porticciolo per essere puntuali all'appuntamento con la barca (il "Celentano" che ci avrebbe riportato a Lipari). Ma siamo stati gli unici a rispettare i tempi. Gli altri (francesi e tedeschi) sono arrivati distrutti e in ritardo, molto in ritardo. Quanti luoghi comuni su noi italiani ...

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Foto 

Escursioni 2001

         Stefano Bugetti
        Giancarlo Campi
        Roberto Burchi
        Luciano Senatori
        Giovanna Giuffrè
Beatrice Leoni

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