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Firenze

... al corpo                    

... e alla mente

L'uomo del terzo millennio vive molto più a lungo

Ma vive meglio?


Probabilmente sì.

Certamente potrebbe vivere ancora meglio. 

La medicina scientifica ha sviluppato molte risposte al bisogno di vivere più a lungo e senza sofferenze. Ma al tempo stesso la tecnologia ha trasformato l'uomo in un essere sedentario. Fortissimi stimoli sul sistema nervoso, scarso impegno muscolare, ecco il ritratto degli anni 2000.

Per secoli la specie umana ha sopportato duramente la fatica. Per secoli l'obiettivo è stato ridurla.
Oggi ci siamo riusciti, ma non avevamo considerato l'altra faccia del problema: l'inattività provoca danni sul fisico e sulla mente dell'uomo
Oggi che l'inerzia s'è diffusa a tutte le classi sociali del mondo occidentale possiamo constatarne le conseguenze.

Camminare fa bene ... al corpo

CUORE

Il cuore è un muscolo. L'esercizio fisico stimola il cuore ad accrescere la propria massa e potenza. Ogni contrazione ventricolare diventa più efficiente, viene spinta nell'aorta una maggiore quantità di sangue: dato che ogni sistole "spreme" più sangue in circolo, nelle persone allenate si riduce la frequenza cardiaca, cioè il numero dei battiti cardiaci per minuto a riposo. 
Sono evidenti i benefici conseguenti ad una maggiore efficienza cardiaca: minore affaticabilità, riduzione dell'affanno sotto sforzo, migliore irrorazione degli organi periferici.

 

CIRCOLO ARTERIOSO

Il movimento aumenta il flusso di sangue attraverso i vasi ed è altamente consigliato come terapia a tutti coloro che soffrono di arteriopatie periferiche agli arti inferiori. La necessità di irrorare di più e più in fretta i muscoli delle gambe costringe l'organismo ad aprire altre vie, a sviluppare un circolo collaterale che superi i vasi parzialmente ostruiti dal processo d'invecchiamento (aterosclerosi). 
Pertanto camminare fa bene alla circolazione arteriosa più di ogni altro farmaco e, a differenza dei farmaci, ha un'azione preventiva.

 

CIRCOLO VENOSO

Ancora più apprezzabili sono i benefici sul distretto venoso. Le persone che soffrono di insufficienza venosa agli arti inferiori (gonfiore serale alle caviglie, senso di pesantezza, varici) peggiorano la loro situazione se conducono una vita sedentaria. Specialmente d'estate - quando i sintomi si accentuano - la lunga stazione eretta o seduta aggrava i fastidi. Camminare aiuta il ritorno venoso attraverso un lavoro di spremitura sulle vene incontinenti fatto dalla pianta del piede e dai polpacci durante la contrazione muscolare.

 

RESPIRO

L'escursionismo si svolge in luoghi in cui l'aria è pulita e comunque meno inquinata di quella dei centri abitati. Ciò determina un sicuro senso di benessere. Tanto da generare la falsa credenza che in montagna si respiri più ossigeno. In realtà la concentrazione di ossigeno diminuisce con l'altitudine, tanto che oltre i 6000 metri è veramente difficile salire senza bombole se non si è delle persone più che allenate. 
Ma proprio questa carenza stimola l'organismo a produrre più globuli rossi al fine di estrarre più ossigeno possibile dall'aria. Dato che anche l'attività motoria di per sé migliora la capacità di assorbire ossigeno attraverso i polmoni, fare trekking in quota migliora la funzione respiratoria, che a sua volta aumenta la prestazione muscolare. E' questo il senso dell'allenamento in altura, di cui si servivano tanto gli atleti prima che il doping (vedi: eritropoietina) si sostituisse al sacrificio.

 

MUSCOLATURA

Tutti sanno che i muscoli, se non utilizzati, vanno incontro ad atrofia e quindi a perdita di forza. 
L'escursionismo stimola il tono del muscolo cardiaco, dei muscoli respiratori del torace, di quelli cervicali, dorsali e lombari (che servono per portare lo zaino) talora di quelli delle braccia (arrampicata, sci) e naturalmente di tutti quelli degli arti inferiori. Perciò quasi tutta la muscolatura ne trae beneficio, non solo quanto a forza, ma anche per elasticità e scioltezza articolare.

 

OSSA

La vita sedentaria causa osteoporosi, come ben sanno le ultracinquantenni. L'osso non è materia inerte, ma parte viva dell'organismo. Se non sottoposto a sforzo perde compattezza e diventa più fragile. 
L'osteoporosi si previene con una regolare attività motoria all'aria aperta (per la benefica azione della luce solare sull'azione della vitamina D): proprio quello che fa un normale escursionista. 
Camminare serve a prevenire l'osteoporosi.

 

SOVRAPPESO

Una vera e propria minaccia per la vita moderna. Ormai sempre più diffuso come malattia sociale nella parte del mondo più ricca, trova origine in due fenomeni: l'abbondanza calorica alimentare facilmente reperibile e la ridotta spesa energetica per mancanza di attività motoria regolare. La maggior parte delle malattie che mettono a grande rischio la salute e la vita sono legate alla contemporanea presenza di sovrappeso. Camminare regolarmente permette di dimagrire in modo progressivo e più naturale della dieta. Comunque in modo assolutamente più efficace di qualunque medicina.
Camminare serve a prevenire il sovrappeso.

 

DIABETE

Il diabete è una malattia molto diffusa. Un numero sempre maggiore di persone scopre la propria predisposizione genetica quando, riducendo l'attività motoria, comincia ad ingrassare. La terapia di un diabete iniziale consiste nell'affiancare ad una dieta ipoglucidica e ipocalorica un regolare aumento dell'attività fisica. Camminare serve a bruciare calorie e consumare zuccheri. 
Camminare serve a prevenire il diabete.

 

IPERTENSIONE

L'ipertensione arteriosa è un disturbo "silenzioso" ma diffuso. Milioni di italiani assumono pasticche per abbassare la pressione sanguigna. Il danno che provoca è un logorio lento delle arterie. Predispone a infarto miocardico e ischemie cerebrali. Riduce la funzionalità renale. Danneggia la vista. Anche l'ipertensione, insieme a una dieta povera di sale, trae beneficio da una regolare attività motoria.

 

COLESTEROLO

Quando il livello del colesterolo sale, aumentano i rischi di malattie cardiocircolatorie, come per l'ipertensione.Non tutto il colesterolo è dannoso. Lo è la frazione LDL, mentre il colesterolo HDL è utile perché svolge la funzione di "spazzino" e ripulisce le arterie dove si è depositato l'altro. Per controllare il colesterolo bisogna abbassare l'LDL con una dieta povera di grassi animali e alzare l'HDL con ... l'attività motoria
Camminare fa bene al cuore e all'arterie perché aiuta ad alzare il livello del colesterolo buono
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TRIGLICERIDI

I trigliceridi sono grassi e spesso aumentano insieme al colesterolo o alla glicemia come nel diabete. Anche un eccesso di trigliceridi aumenta il rischio di disturbi vascolari. L'attività fisica regolare li abbassa in modo spettacolare, tanto che spesso è sufficiente da sola a tenerli sotto controllo.

 

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Camminare fa bene ... alla mente

Lo stress

In tempi passati quando il lavoro fisico era durissimo e lasciava poco spazio al cosiddetto "tempo libero" nessuno si era accorto dello stress. Poiché lo stress è sicuramente una forma di stanchezza psicologica e non fisica. Il passaggio progressivo da compiti manuali e ripetitivi a quelli creativi e di responsabilità ha spostato il luogo della nostra stanchezza: non più nei muscoli, ma nel sistema nervoso. Lo stress è una stanchezza che non ti lascia mai, non si conclude con il lavoro, si prolunga nel tempo libero, che appunto non è più libero. E' una morsa fissa. 
Gli uomini di oggi vivono più a lungo, ma molti si sentono sfuggire la vita, perché hanno perduto la capacità di goderla a causa dello stress. Ricominciare a camminare, fare escursioni è un buon antidoto allo stress.

Il tempo

Una delle facce dello stress , forse la principale, è la mancanza di tempo. Le attività dell'uomo si sono moltiplicate a dismisura, i contatti, gli appuntamenti, gli interessi. Prima o poi tutti proviamo l'ansia del tempo che passa senza aver concluso tutto quello che avevamo programmato, o l'angoscia del tempo della nostra vita che passa e ci invecchia senza averla usata come speravamo. Il tempo è tiranno, dice un proverbio.
Fare escursionismo significa tornare padroni del tempo
Programmare un'intera giornata a disposizione solo per la gita crea le condizioni giuste per ridurre i compiti da svolgere, elimina una serie di rituali che si svolgono ad ore precise (andare al lavoro o a scuola, pranzare o cenare ad una data ora, guardare un certo programma tv...). L'escursione, una volta iniziata, consente di fare a meno dell'orologio: puoi fermarti a mangiare o bere quando hai fame, puoi scattare una foto quando t'imbatti nel soggetto giusto, puoi riposarti quando si stanco. Se qualcuno del gruppo va più piano perchè ha meno energie, oppure è a te che va di andare con calma, e l'escursione dura un'ora di più non succede niente, proprio niente: tutto è ugualmente ok.


la velocità

Nessun mezzo di locomozione è più lento delle nostre gambe. 
La tecnica ci ha regalato via via mezzi di locomozione più rapidi, di cui possiamo approfittare - stando praticamente immobili - per spostarci a grandi distanze a velocità sempre crescenti. 
Il desiderio di aumentare la velocità è legato all'illusione che, facendo prima, ci rimarrebbe più tempo libero a disposizione. Ma si tratta di un miraggio. Poiché il tempo risparmiato sarà utilizzato per risparmiarne dell'altro, in una catena di eventi senza fine che ci sfianca e ci lascia senza tempo, cioè col tempo "vuoto" (quello della noia e della insoddisfazione). A forza di concentrarci sulla velocità per risparmiare tempo - un'attività cui ci dedichiamo a tempo pieno - non sappiamo più a cosa serve il tempo libero, non sappiamo di cosa riempirlo: perciò o rimane vuoto (senso di solitudine e di inutilità, che alla lunga conduce alla depressione) o - all'opposto - cerchiamo di metterci dentro un'infinità di cose da fare, col risultato di farle di corsa e alla fine rimanere con la sensazione di non aver avuto abbastanza tempo (che alla lunga conduce all'ansia cronica).
La fretta è cattiva consigliera
dice un altro proverbio. E la fretta genera ansia, causa errori, rovina le relazioni.
La fretta impedisce di vedere, ascoltare, pensare, gustare e quindi conoscere, sapere, creare.

Partecipare ad un'escursione significa interrompere il flusso tumultuoso degli eventi. Vuol dire osservare senza lasciarsi travolgere. Vuol dire resistere al turbine degli impegni che ti divorano. Camminare senza altro scopo che quello di raggiungere una meta ( e una sola) genera un rilassante senso di fiducia. Produce una forza tranquilla. Un'energia positiva che migliora l'autostima. 
La lentezza del gesto ripetitivo e lento del camminatore è paradossalmente simbolo di costanza ed energia. Chi va piano va sano e va lontano dice un altro proverbio, o meglio, è il caso di sottolinearlo, un "adagio".

il rumore

Nella civiltà del lavoro e dei centri abitati non esiste il suono, ma un accavallarsi di suoni: il rumore, altra fonte di inquinamento del nostro sistema nervoso. 
Il rumore ostacola la concentrazione. Crea pericolo e desta allarme. Molti rumori sono un misto di suoni conosciuti e sconosciuti. Lo sforzo di distinguere gli uni dagli altri ci sottrae preziose energie.
Camminare in un bosco (sul sentiero sassoso, sull'erba, in mezzo alle foglie dell'autunno), lungo le rive di un torrente o su una traccia di neve ci espone a suoni semplici, prevedibili e previsti, che non impegnano il nostro udito in un estenuante sforzo di riconoscimento. 
I suoni della natura (il crepitio del fuoco, l'acqua che scorre, la pioggia, il vento, il canto degli uccelli) sono facilmente riconoscibili, perché da tempi lunghissimi si sono depositati nella parte più riposta e primitiva del cervello umano. E' come se li conoscessimo da sempre. Sono il segnale indelebile della nostra vita trascorsa per millenni all'aperto, in mezzo a quei suoni e a quelli soltanto. Perciò li percepiamo come piacevoli.

lo spazio

L'ambiente abitato dall'uomo (le città specialmente) è affollato. E' uno spazio stretto che coagula una grande quantità di persone e oggetti a strettissimo contatto. 
Formare un gruppo, una comunità, riunirsi sono necessità fisiologiche delle società umane.
Ma quando lo spazio personale di ciascun individuo si riduce troppo aumenta la tensione dei singoli e quella dell'intera comunità, come ben dimostrano le cronache quotidiane. 
Camminare all'aperto, lungo la riva del mare o su un ripido sentiero di montagna, ci libera dal senso di soffocamento offrendoci i più larghi orizzonti. Il massimo dello spazio e del piacere si raggiunge, come tutti sanno, sulla cima di una montagna o immergendosi su un fondale marino profondo.
Di fronte al grande spazio l'uomo avverte anche il brivido della propria fragilità. La solitudine che si prova ad essere immersi nel grande spazio ci spinge di nuovo fra gli altri, di cui abbiamo per natura bisogno. 
Tutti i nuovi escursionisti all'inizio si meravigliano del fatto che sul sentiero ci si saluta cordialmente tra sconosciuti. Ma subito capiscono che è normale ed è anche una loro necessità
Ogni tanto è bene provare la solitudine se vogliamo imparare a stare bene con noi stessi e con gli altri.

la luce

L'ambiente urbano è il luogo che, per la sua stessa struttura, frazione e limita la luce. I palazzi alti della periferia, le strade strette dei centri storici rendono più buie le città. La gran parte delle ore trascorse in luoghi di lavoro o tra le mura domestiche riduce ancora più la quota di luce a cui ci esponiamo. Per di più la luce che riceviamo è spesso artificiale e non solo di notte.
Oggi sappiamo che certi stati depressivi insorgono o sono favoriti da una carenza di luce naturale (seasonal depression) tant'è che ore di luce in più vengono somministrate dai medici a questi pazienti. Tutti comunque ci siamo sentiti più energici aprendo le finestre su un bel mattino azzurro e soleggiato e viceversa ci siamo sentiti più mosci in un giorno uggioso e grigio. La primavera che porta più ore di luce è da tutti gradita. E ora capiamo perché i popoli del Nord Europa amano così tanto il sole mediterraneo.

Anche noi, come le piante, abbiamo bisogno di luce.Niente è più luminoso del cielo
Camminare all'aria aperta sotto il grande cielo è un bagno di luce. Rigeneratore. Energizzante. Più di qualunque "ricostituente" plurivitaminico. E gratis!

i colori

I colori della città e dei luoghi di lavoro sono grigi, scuri, privi di vita. I motivi ? Tanti. Ad esempio lo smog (industrie, riscaldamenti, veicoli) che si deposita ovunque (perfino i polmoni diventano grigio scuri): anche  la neve si sporca quasi subito. E anche gli abiti che si usano in città sono di colore scuro, un pò per apparire più magri (e poter continuare a mangiare di più ...) un pò per mimetizzarsi nello sporco delle città.
Fuori, nel mondo all'aperto, i colori delle stagioni sono luminosi, brillanti, limpidi. Perfino il grigio delle nuvole piene di pioggia ha più colore della strada principale di una metropoli. 
E anche gli abiti per fare escursionismo o arrampicata o mountain bike sono pieni di colori vivaci e gioiosi, come sottolineassero il senso di libertà e la voglia di gioco di chi sceglie di tornare a percorrere il mondo.

i ritmi

Chiusi nelle nostre case, addomesticati dalle tv, abbiamo perso il senso dei nostri ritmi biologici, che pure si fondano ancora su quelli dell'alternarsi del giorno alla notte e delle stagioni: così viviamo di notte, dormiamo di giorno, si va a prendere il sole al mare d'inverno (nell'altro emisfero). La disconnessione tra ritmo biologico e necessità sociali porta a gravi squilibri e disturbi psicosomatici. Primo fra tutti l'insonnia. E quindi la stanchezza e l'incapacità a concentrarsi. Costringersi ai nuovi ritmi sociali imposti dalla società del mercato è una forzatura che, prima o poi, si paga sotto forma di stress.
Camminare stanca. E questo fa bene. La stanchezza muscolare è chiara e non fa paura (la stanchezza fisica generata dall'ansia fa paura, allarma, genera altra ansia e ancora stanchezza). Una bella camminata concilia un sonno profondo e riposante. Solo la stanchezza fisica ci permette di riconoscere il piacere del riposo. Il mattino dopo ci si sveglia rilassati e con la voglia di fare. Chi si riposa sempre è sempre stanco.

gli altri

Fare escursionismo non significa fuggire gli altri. L'uomo ha bisogno degli altri. Pochissimi sono quelli che se ne vanno in giro per sentieri e montagne in piena solitudine. Si va in compagnia di qualcuno. Familiari, amici. Qualcuno con cui parlare, con cui condividere esperienze, timori, avventure, con cui spartirsi il freddo, la fame, la stanchezza ma anche la luce, i colori, i suoni. Qualcuno, un numero finito, e non la folla, un numero infinito, che equivale a nessuno
Fare escursionismo significa esplorare gli altri, con calma, a fondo. E farsi esplorare. Significa dare valore agli uomini, alle persone, agli uguali anche nella loro apparente diversità. Ecco perché nascono i Gruppi Escursionistici. 
Ecco perché siamo qua. 

Camminare fa bene...  ... ad ogni età