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Con partenza dal ristorante ( località le Ceraie
tel. 368 469499, per la storia si legga
qui) si effettuano due percorsi: uno breve che transita
per il Rifugio Buite ( km. 7) e uno più lungo (km 11 e mt 330 di dislivello)
che all'altezza del Rifugio prosegue e raggiunge la cresta del
Pratomagno, tocca la Croce a 1600 mt di quota e e si ricongiunge all'altro a
1 km. dal punto di partenza. Nella
carta a sinistra in giallo il percorso più lungo (in verde la strada
panoramica, in rosso la strada che attraverso un breve traforo conduce in
Valdarno).
Nel complesso un percorso facile (di circa 3
ore). |
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Qui a fianco il profilo
altimetrico. Nonostante l'apparenza i primi 5 chilometri presentano un
dislivello molto modesto, dapprima a scendere e poi, incrociato il torrente
Teggina (che scorre verso Raggiolo e poi confluisce in Arno dopo Poppi), in
salita. Qualche tratto
ripido dopo la deviazione del rifugio Buite.
Il percorso non è per larga parte segnato. |
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La mattina si presenta soleggiata ... |
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... ma appena giunti sul luogo le nuvole si
aggrumano sulla punta del Pratomagno e, spinte dal vento, si dirigono verso
il Casentino dove incontrano una corrente contraria che le deforma - quasi
arricciolandole - in buffe forme contorte. |
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Una parte degli escursionisti risale da
Cetica -
dove ha pernottato. Gli altri giungono in auto da Secchieta lungo la strada
sterrata (detta "panoramica"). Il ricongiungimento alla deviazione per i
Bagni di Cetica. |
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L'ultimo sole disponibile per la giornata esalta
i colori luminosi dell'autunno a contrasto con le nuvole sempre più oscure e minacciose. Temperatura invernale.
Sotto alcune immagini da cui si deduce
l'estensione fantozziana della nuvolosità: sia il Casentino a est che il
Valdarno a ovest sono baciati da un bel sole.
In pratica siamo sotto un cappello nero.
Tuttavia il paesaggio è egualmente affascinante. |
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Attraversata la faggeta (bella e nel periodo
giusto ricca di funghi) si esce allo scoperto sui prati del crinale seguendo
il sentiero 00 CAI.
In alto a sinistra si dovrebbe scorgere la
croce in ferro se non fosse avvolta dalle nuvole |
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Ancora lontana alcune centinaia di metri
comincia a intravedersi la struttura della croce |
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Tira un forte vento e alcuni tirano di lungo.
Qualcuno vuole toccare il punto più alto del Pratomagno giusto per una foto
ricordo in cui però tutti appaiono di color grigio scuro intabarrati nelle
giacche a vento e confusi nelle microscopiche gocce in sospensione della
nube.La croce fu innalzata nel 1928.
Da ragazzo il nostro Luciano Senatori vi si
arrampicò e fece sventolare sulla cima la bandiera della pace. |
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Mentre perdiamo quota in fretta inizia a
nevischiare.
Una giumenta gravida (mucche e cavalli vivono
e pascolano liberi quassù) rosicchia la poca erba seccata dalle precoci
gelate notturne di questo inizio d'autunno.
Il nome Pratomagno (grande prato) deriva
dalla presenza di una vasta zona sommitale disboscata dall'uomo in tempi
lontani per creare pascoli d'altura nella stagione estiva. |
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Indi la valle, come 'l dì fu spento,
Da
Pratomagno al gran giogo coperse
Di
nebbia, e 'l ciel di sopra fece intento
Sì,
che 'l pregno aere in acqua si converse.
La
pioggia cadde, e a' fossati venne
Di
lei ciò che la terra non sofferse;
E,
come a' rivi grandi si convenne,
Ver
lo fiume real tanto veloce
Si
ruinò, che nulla la ritenne.
Dante -
Purgatorio Canto V
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Il maltempo sulla cima del Pratomagno deve
essere un evento abbastanza frequente se anche Dante Alighieri lo sperimentò
al punto da citarlo nella sua Divina Commedia. |
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Scendendo il nevischio si trasforma in pioggia,
ma in breve siamo al ristorante. I
tavoli fuori sono deserti, ma dentro c'è un bel calduccio e ci attende una
tavola imbandita.
Menù delizioso e a buon prezzo.
Ai tempi di Dante non c'era. Alla faccia di chi ci ricorda che si stava
meglio quando si stava peggio. |
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Dicono che a tavola non si invecchia. Certo è
che si tratta di un momento di piacevole condivisione. La degna
conclusione di una passeggiata. |
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In attesa del caffè, qualcuno si scalda al
camino (indovinate chi dei tre è il cassiere ...) |