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Firenze

2 Marzo 2003

Portovenere - Pegazzano

Mare e Appennino LIgure

C'è un luogo dove la terra si tuffa nell'acqua all'improvviso, senza avviso alcuno.
Nel seguirne la traccia ci si trova appesi a un filo d'aria,
un refolo di vento che sale di colpo per le segrete vie della macchia.
E' la vertigine di essere piccoli, piccolissimi, eppure dominare lo spazio immenso.

Ecco come appare Portovenere al visitatore. Separata da un braccio di mare dall'isola Palmaria, si erge sulla punta nord del golfo di La Spezia.

E' una famosa località turistica, già più volte meta di altre nostre escursioni lungo il sentiero VerdeAzzurro che in dieci tappe conduce il camminatore da Genova fin qui.

Per visitare Portovenere online clicca qui

Questa volta non abbiamo il tempo per visitare le strade e curiosare nei negozietti.

E dopo un'irrinunciabile sosta tecnica per restituire il dovuto al ciclo dell'acqua, partiamo subito prendendo le chiare indicazioni relative al sentiero n° 1 che in 12 ore conduce a Levanto.

 

La strada prende subito in salita per ripidi gradoni. Una legge fisica. Chiunque voglia fare un escursione sulla costa ligure da Camogli in giù deve superare la prova della scalinata.

E mai che si tratti di pochi scalini. Di solito centinaia. Quasi sempre alti - quindi scomodi - e per di più lisci per il consumo di innumerevoli passaggi, un tempo passaggi di bestie e uomini carichi entrambi di lavoro, oggi passaggi per diletto.

Così nel giro di pochi minuti ci troviamo in alto.

Voltandosi si può ammirare uno spettacolo di grandiosa magnificenza.

Siamo più su della Rocca e da qui si ammira la lingua di Portovenere che s'incunea nello spazio luminoso del mare, recando sul dorso la chiesetta di S.Pietro.

Una brezza leggera sale sui fianchi del pendio e si porta via il sudore della salita.

Il luogo è bellissimo, ma l'estasi poetica (Portovenere fu luogo prediletto del poeta Byron) presto è sopraffatta dalla cultura del tempo.

Sulla roccia (segnalata con l'ovale) una scritta con pennarello indelebile: "se trovi un cellulare Samsung Kiama il ........ o almeno ridammi la scheda .... (segue indirizzo di una frazione di La Spezia).

Byron potrebbe rivoltarsi nella tomba. E non solo in questo modo la bellezza del luogo vedremo violata durante l'escursione ...

Il sentiero si fa più agevole e percorre un balcone sul mare.

Laggiù, ormai lontano, l'isolotto del Tino.

Numerosi i gruppi di escursionisti, chi verso sud, chi verso nord.

In qualche punto, dove l'acqua e il vento hanno scoperto la roccia, il sentiero si fa stretto e occorre un pò d'equilibrio.

Poi il sole sparisce e il cielo si copre di cumuli, che a poco a poco formeranno uno stratocumulo e infine uno strato, che a metà gita, ormai abbandonato il mare per l'interno, ci preoccuperà non poco (pioggia in arrivo?)

Consumato il pranzo al sacco (per terra lungo il sentiero) si riprende a salire.
Ma il pranzo non era finito!

Incrociando la strada per Campiglia, Luciano apre lo zaino e zacchete! .. tira fuori un vassoio di frittelle, e che frittelle !

E zacchete! ... in un battibaleno il vassoio si svuota !

C'è chi mangia per camminare.
E chi cammina per mangiare.

Riprende la strada nel bosco.

Le prime gocce di pioggia consigliano di raggiungere il sentiero n° 4  tagliando per sentiero 4/a, ripido e scivoloso, ma più breve.

Giunti a Biassa, un meritato caffè.

Da qui una discesa continua e lunga conduce a Pegazzano, periferia di La Spezia.

Il sentiero segue il fondovalle lungo una evidente antica strada, ma il luogo è angoscioso (ancora di più per il contrasto con la sua primordiale bellezza) a causa di una penosa e interminabile scia di scarichi (chilometri e chilometri) di tutti i generi, di sicuro - per fortuna - mai visti da Byron (che sarebbe morto prima di crepacuore se avesse avuto una simile visione).

Pur abituati al sudicio del mondo (che noi stessi produciamo) siamo rimasti colpiti di trovare un posto così malridotto nella civilissima Liguria.

Giunti finalmente a La Spezia dopo diversi scivoloni sulle pietre stondate di muschio umido, la pioggia non ha più retto e uno scroscio indimenticabile (da cumulonembo) ci ha mollato come da un pezzo non succedeva.
In queste occasioni c'è solo una tecnica da adottare: si salvi chi può !

I minuscoli ombrellini vucumprà, le mantelle, i ponchi, i k-way, il goretex, tutto quello che abbiamo aperto o infilato su non ha fatto altro che raccogliere altra acqua che è cominciata a scendere giù sulla schiena e tra le gambe.

Bagnati così siamo giunti allo stadio della città. Non si riusciva a trovare il pullman (che era dalla parte opposta dello stadio), ma almeno abbiamo trovato un tetto.

E per fare un regalo alla poetica di Lord Byron dedichiamo a lui una foto delle porte dello stadio (Lo Spezia giocava fuori casa).

La guerra - come quella in corso in Irak - ha delle radici ovunque. Purtroppo.

Per non chiudere in tristezza ecco le barchette (tutte per te Byron !)
che dolcemente si dondolavano in stormo davanti a Portovenere
a ciucciare il sole appena qualche ora prima:

VIVA LA PACE

 

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Stefano Bugetti