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Firenze |
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3 Ottobre 2004
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Anello di Lecchi |
Passeggiando nel Chianti

Ecco a voi la casetta dei vostri
sogni.
Proprio così ve l'immaginavate: piccola, allegra, accogliente, baciata dal
sole
nel silenzio più pacifico della campagna.
Esiste davvero (ma non per voi e noi) sulla strada che conduce a San Polo in
Rosso.
C'è poco da dire, è un altro mondo, il Chianti.
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L'escursione inizia a Lecchi, una decina di chilometri da Radda. Un piccolo paese sconosciuto a tutti noi, le cui case in pietra, perfettamente restaurate, ci fanno subito capire che siamo entrati in un altro luogo, dove sopravvive o vive ( o rivive) un'altra cultura. |
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Seguendo le
indicazioni del libro "A piedi nel Chianti" prendiamo fiduciosi la giusta
stradella che in salita lascia il paese e punta verso la collina. Fiduciosi, abbiamo detto. |
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Ma appena dopo poche
centinaia di metri le indicazioni, vaghe (l'itinerario non è segnato), non
rispondono più ai fatti. Il libro ha qualche anno, i rovi hanno coperto vecchie tracce di sentiero, i muretti sono crollati, insomma ci si deve arrangiare un pò. Una buona cartina, una bussola o un GPS sono gli ideali compagni dell'escursionista. Anche un innato senso d'orientamento non scomoda. E la collaborazione di tutti. |
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Quindi prendiamo per campi (al diavolo le indicazioni del libro) e giungiamo sulla stradella che conduce ad Ama, lasciandoci alle spalle Lecchi immerso in una nebbiolina di caldo (è ottobre, ma ormai da molti giorni l'alta pressione si è seduta sull'Italia e splende il sole). |
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Il sole che benedice
le vigne. Chianti terra di vino. Filari infiniti di viti e l'uva che compare ovunque, perfino tra i rovi di more lungo le sterrate che s'insinuano tra vecchie fattorie e casolari ondeggiando su e giù per le colline fra i 400 e i 500 metri. |
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Poggio San Polo: in
questo ovale il segno della pulizia della pietra e del cotto, dell'intimità
di un piccolo borgo, che non ha l'ansia di crescere come la città, che non
strasbuzza di case e di cose che non sai più dove mettere e che farne. Poggio San Polo può aspettare il sole che scalda le pietre e l'autunno imminente senza scomporsi. |
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Qui si aspetta. Quel pochissimo che può accadere. Questo bellissimo gatto è al guinzaglio perchè la padrona teme che venga investito da una macchina (ma quando è passata l'ultima macchina su questa strada ?) e quando ci vede (non ha mai visto tanta gente in vita sua) si spaventa e corre a rifugiarsi in casa. |
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Il tempo è fermo qui,
ma corre lo stesso e il carro è stato logorato dal susseguirsi di arsure e
di piogge di decine di anni. Tuttavia è lì e resiste a dire che le vecchie case in pietra trasformate in ville e agriturismi un tempo non troppo lontano erano le case dove ci si poteva abbandonare al sonno dopo la fatica dei campi o scrutare oziosamente il cielo nei giorni di pioggia. |
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Superato San Polo in
Rosso (Pieve romanica e castello privatizzati per fini agroturistici e
totalmente esclusi alla vista degli escursionisti) si scende dolcemente fino
al torrente Arbia. Giunti a quota 308 metri, nei pressi di un tabernacolo si
prende a sinistra in salita. Secondo la guida la stradella conduce
direttamente a San Sano. In realtà bisogna evitare un primo bivio a destra e prendere a destra per il secondo. Qui un buon GPS (un marchingegno che tramite i satelliti ci dice dove siamo e dove stiamo andando) ci ha risolto ogni problema. |
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San Sano, il paese
della "rana beona". Chi lo conosce ? Nessuno. Andateci, è fantastico. Tutto così come nella foto. C'è un solo albergo. Per dormirci ci vogliono da 115 a 250 euro a notte (prezzi ricavati da internet). Vedete dunque che non è da disprezzare il fatto di vivere ( e dormire) in città. |
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Da San Sano per vigne
e rovi ( il sentiero è quasi cancellato e sommerso da tutte le specie
viventi nel mondo di piante puntute ad altezza di gambe e braccia, nella
foto l'uscita dal tunnel) si giunge di nuovo alla strada asfaltata che
conduce, per chiudere l'anello a Lecchi. Ma il percorso riprende a salire su sterrata fino al cocuzzolo di Montelucoli, dove una baronessa americana, proprietaria del Castello di permette di visitare lo splendido pratino all'interno della costruzione, su cui si affacciano tante piccole abitazioni per tanti turisti di lingue diverse. Dopo la foto ricordo, giù fino a Lecchi: 15 chilometri percorsi, quattro ore effettive di cammino, soste escluse. Sono appena le tre del pomeriggio. E' ora di rientrare in patria. |

San Sano

Il prato all'interno del Castello di Montelucoli
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Stefano Bugetti |