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Firenze |
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16 Marzo 2003
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La "Via degli Dei" |
Dal Passo della Futa a Bruscoli

Il lungo sonno - immobile - dell'inverno imprigiona le
foglie morte dell'autunno
nel vetro del ghiaccio appena coperto da finissimi granuli di nevischio.
E conserva le foglie per il primo sole della primavera
che le scioglierà in nuova linfa vitale.

L'escursione comincia con qualche difficoltà,
assolutamente frequente
e conosciuta da tutti i camminatori: già, da dove si comincia ?
La giornata è pessima. Il pullman ci deposita sul Passo della Futa nel bel mezzo
di una nuvola stratiforme - che significa nebbia fitta fitta- in un turbinio di
vento
e nel punto in cui confluiscono tre strade.
A questo punto è d'uopo tirare fuori la cartina.
Ma in quale punto della cartina siamo ?
Quale direzione prendere ?
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Qui si rivela la differenza tra
l'escursionista esperto e il camminatore novizio. Luciano, che ha appena tenuto un corso sull'orientamento con cartina e bussola, prende in mano la situazione e trova - miracolo - la strada giusta che porta al sentiero.
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Sentiero che già aveva percorso tre
anni prima, insieme a Stefano, Sandro, Roberto, Leo ed altri in bici da
montagna in una memorabile due giorni di sentieri e straducole che ci
portarono - si fa per dire - da Firenze a Bologna. Era primavera inoltrata. Ora il paesaggio è molto diverso, quasi irriconoscibile. Spoglio, silenzioso, freddo. Sì, fa molto freddo, come si può notare dall'abbigliamento. |
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Ma a piedi è diverso che in bici. Non
si deve stare attenti a mantenere l'equilibrio nelle fossette lasciate dalle
jeep né si deve evitare sassi e rami. A piedi si ha più tempo per osservare. E' così che non ci sfugge una vecchia strada romana. |
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E' l'antica Flaminia Militare. Con un pò di sforzo potete notare i sassi ben sistemati in un selciato, ora quasi coperto dalle foglie dell'autunno. Il sentiero la segue a lungo. E fa un certo effetto mettere i piedi negli stessi punti dove decine di generazioni precedenti, in un mondo totalmente diverso, altri uomini, altre culture, altri pensieri, hanno lasciato la loro impronta. |
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E a proposito d'impronte. Ve ne sono
di più recenti. Che il terreno ghiacciato ha quasi fossilizzato. Deduzione finale: non siamo gli unici ad esistere, il mondo è un condominio, non possiamo decidere sempre noi per tutti. |
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Ma siccome ora siamo i più potenti,
riempiamo il mondo di nostri segnali. Le città strabuzzano di segnali. Ma non mancano neppure qua. Siamo sulla Via degli Dei. Per ora niente numero civico e numero di telefono, in futuro chissà. |
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La strada s'inerpica sulla montagna.
Ed ecco apparire la neve, gioia di purezza assoluta, ricordo d'infanzie passate col naso spiaccicato alla finestra a veder nevicare. E voglia di giocare. Tirarsi le palle neve, ah, che divertimento ! L'abilità consiste nel piegarsi e raccoglierne un bel mucchietto, ma più svelti dell'altra persona ! |
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Poi si riprende a camminare. Sulla neve è diverso. E' come camminare su un candido infinito soffice luminoso lenzuolo che non finisce e si srotola silenzioso davanti ai tuoi piedi. E tu affondi, ma ti sembra di volare. |
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Volare, correre, lasciarsi andare. Un senso di infinita libertà, che ti libera le gambe e fa correre e ridere e divertire il cervello, e gli occhi.
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Poi si comincia a scendere e arriva
l'ora dello stomaco. Un panino, qualcosa dentro, un sorso di un altro
qualcosa - comunque gelato, povero stomaco ! - ma tutto sembra un bel dono,
perché abbiamo trovato una casa, dove ripararsi dal vento, un muro caldo.
La felicità è utopia. Ma il benessere esiste: è nascondersi in una giacca, appoggiati al sole con un panino nello stomaco e non troppi chilometri al pullman che ci aspetta a Bruscoli. |
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E poi chissà che sarà quel pezzettino
di cibo che salta fuori (un biscotto ?) o entra dentro (un torsolo di mela
?) un sacchettino. Un gesto qualunque della nostra vita. Ma bisogna fermarlo per assaporarlo. |
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E quest'altro ? Sbucciare un'arancia. Banale, fino a non considerarlo più come un gesto. Eppure guardate con quanta cura e amore lo si fa. Quanto interesse risveglia nella persona che si ha accanto.
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E' l'ora di partire. In perfetto orario si continua a
scendere solleticando la groppa dell'Appennino.
A Bruscoli - frazione di Firenzuola - c'è un pullman che ci attende.
E un bar calduccio quanto basta - con dei caffè buoni quanto non ci si ricordava
più - e qualche avventore abituale: qui non si parla di calcio, ma di battute al
cinghiale.

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Stefano Bugetti |